Il Giradischi

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Il giradischi suona un vinile dei Beatles. 

Sul comodino un mazzetto di tulipani gialli, infilato in una bottiglia di vino, che però è piena d’acqua. 

I libri sul letto. E sul tavolo, sulla libreria e per terra. 

Intorno, foto e istantanee e biglietti di treni e biglietti di auguri e biglietti di concerti e biglietti del tipo “sono uscita, ci vediamo dopo”. 
La finestra aperta su una giornata tutta blu. 

In mezzo: io e Sole. 
Abbiamo tutto.

Parlando ci scopriamo uguali. E felici.

Perche la vita ci sta davanti. Ma anche intorno. 

La vita è fuori, in una giornata di tutto sole. Ma è anche dentro. 
È in questa stanza, tra le coperte e il pigiama. È nella chitarra appoggiata all’angolo, che forse un giorno impareremo a suonare bene. È nei fazzoletti che finiscono sempre inghiottiti dal letto, chissà perché.
È nel cuscino troppo alto o troppo basso. 
La tua tosse, il mio raffreddore.

Nelle nostre storie d’amore, quelle che sono finite male o che non si sa come sono finite e per questo ne parliamo. E nelle storie appena iniziate.
Sono contenta. 
Perché non c’è motivo per non esserlo. 
Perché si è contenti anche su una nave sospesa in nessun luogo. 
Perché la primavera sta arrivando e ci saranno altre giornate come questa da trascorre fuori. Oggi siamo state dentro, ma non abbiamo sprecato niente.
Sono contenta, perché ho un libriccino di 20 pagine tra le mani. Un libriccino sulla gentilezza.
Lo leggo. E mi commuovo, seduta sul treno tra Firenze e Pisa. 
Sono contenta, perché per una volta la congiuntivite serve a qualcosa. 
La ragazza qui affianco crede abbia un pizzicore all’occhio. 
Invece ho una carezza sul cuore.